8) Laghetti a Magliano e meandri del Fiume Ronco

Laghetti a Magliano e meandri del Fiume Ronco

E’ noto che gli ecosistemi acquatici contano un buon numero di organismi, tuttavia quando questi insiemi di habitat subiscono traumi e sconvolgimenti è proprio la fauna legata alle acque che per prima accusa un depauperamento e un regresso quantitativo e qualitativo. Di frequente proprio le aree di pianura risultano “povere di specie” in quanto, almeno nel nostro Paese, la zona planiziale è quella che ha subito, e subisce tuttora, le maggiori trasformazioni.
Nella composizione della fauna delle paludi, degli stagni e dei fiumi di fondovalle compaiono delle cosiddette “specie guida” la cui presenza contribuisce a qualificare l’ambiente studiato; di fatto non tutti i pesci, gli anfibi e i rettili delle acque interne padane (l’area in cui ci troviamo è di fatto ascrivibile nell’area biogeografica padana orientale) hanno ugual peso nella stima del valore naturalistico di un sito. Alcune specie sono di fatto diffuse pressoché ovunque e la loro presenza non qualifica e non distingue un ambiente acquatico da un altro; ne sono esempi, tra i pesci, il Cavedano e l’Alborella, tra gli anfibi la Rana verde e il Rospo comune, tra i rettili la Biscia dal collare, tutte queste comunque presenti nell’area considerata.
Altri organismi, viceversa sono importanti bioindicatori, da una parte della qualità delle acque, dall’altra della naturalità degli habitat terrestri limitrofi; tra questi vertebrati, presenti anche a Magliano-Selbagnone, rammentiamo il Cobite, il Barbo e la Lasca, la Raganella, il Rospo smeraldino e il Tritone crestato e la rara Testuggine palustre europea.
Sicuramente gli anfibi sono tra le specie che meglio di altre rappresentano la “fauna guida e indicatrice della qualità dell’ambiente”; infatti, rane e tritoni vivendo una parte della loro esistenza in acqua e l’altra sulla terraferma risultano esposti in modo doppio alle eventuali alterazioni dell’uno e dell’altro habitat. In definitiva la presenza di una comunità di anfibi ricca di specie e complessivamente abbondanti di numero decreta il buono status dell’ecosistema a cui facciamo riferimento.
Nel caso specifico l’area di Selbagnone e Magliano è stata oggetto, in questi ultimi anni, di indagini erpetologiche affinate (l’erpetologia è la scienza che studia gli anfibi e i rettili) ed il risultato è l’accertamento di una abbondante presenza di specie, alcune delle quali tutt’altro che banali; riprendendo quanto esposto all’inizio possiamo certo affermare che, nonostante l’uso del territorio e le alterazioni subite siano state “profonde” ci troviamo oggi in una fase di ripresa dove le comunità sopravvissute “guadagnano nuovi spazi ed habitat” loro confacenti.
Di fatto lungo i meandri del basso Bidente, da Meldola al Ronco di Forlì si sviluppa un sistema articolato di habitat acquatici di grande valore faunistico: i canneti con acque basse si alternano agli stagni temporanei assolati o alle bassure golenali con falda fresca affiorante e costante, le acque lente e fangose cedono spazio alle “rapide” su fondali ciottolosi con acque più limpide ed ossigenate.

Gli Anfibi (le specie significative presenti)
La Raganella italiana (Hyla intermedia) è una tipica abitatrice dei canneti intricati e risulta molto sensibile all’alterazione della vegetazione delle sponde dato che, proprio i maschi, fuori dal periodo riproduttivo, prediligono arrampicarsi a una certa altezza tra le fronde degli arbusti prossimi ai corsi d’acqua e ai bacini, da dove catturano insetti volatori e altri artropodi.
Il Rospo smeraldino (Bufo viridis) è un anfibio di media taglia, decisamente terricolo, si reca all’acqua solo per riprodursi; come l’affine, anche se più massiccio Rospo comune, depone lunghi cordoni gelatinosi di uova che vengono avvolti alle piante acquatiche o agli oggetti sommersi. Diversamente, rane e raganelle, depongono ammassi di uova di grandezza variabile da una noce a un’arancia, a seconda delle specie. Questo anfibio è rinvenibile in Romagna nelle zone di pianura e nella media collina.
Il Tritone crestato (Triturus carnifex) è una specie oramai rara nel nostro Paese a causa della predazione esercitata sulle sue larve da parte dei pesci carnivori; la consuetudine di popolare stagni e laghetti con carassi, persici sole e pesci gatto nuoce alle popolazioni dei tritoni tanto che, in breve, essi possono estinguersi dalle aree limitrofe ai bacini ove vivono pesci. La presenza di stagni temporanei, in cui l’acqua è assente nel periodo estivo, è fondamentale per la salvaguardia degli anfibi: questi habitat favoriscono la presenza dei batraci e degli urodeli (nelle zone a bassa quota essi terminano il loro ciclo acquatico generalmente con l’inizio dell’estate) e scongiurano la diffusione innaturale dei pesci predatori.

I Pesci (le specie significative presenti)
Il Cobite (Cobitis taenia) è un piccolo ciprinide endemico, a livello di sottospecie (bilineata), dell’Italia centrale e settentrionale; tuttavia, a causa dei ripopolamenti ittici, questa specie è stata diffusa involontariamente anche in altre zone del nostro Paese.
Esso predilige i fondali fangosi dove staziona seminascosto tra la melma e la sabbia fine, mostrando allo scoperto solo il capo. Praticamente non insidiabile con le normali tecniche di pesca con amo e lenza, risulta di conseguenza poco noto anche ai pescatori sportivi. In ragione della sua ecologia e della sua dieta bentonica il cobite risulta diffuso solamente laddove i substrati fluviali presentano basse concentrazioni di sostanze inquinanti; a causa di particolari adattamenti fisiologici esso sopporta anche basse concentrazioni di ossigeno disciolto e quindi si adatta a corsi d’acqua lenti e tranquilli tipici delle zone basso collinari e planiziali.
La Lasca (Chondrostoma genei) è viceversa un pesce molto conosciuto, sia per la facilità con la quale abbocca all’amo, sia per i costumi tutt’altro che elusivi; vive in folti gruppi nelle acque correnti e pulite dove ricerca cibo a fondo, letteralmente brucando la superficie dei sassi e dei tronchi ricoperti da alghe per mezzo di un’apparato boccale che si apre in posizione infera (tipo barbo) e che presenta un labbro superiore duro e cornificato usato come un “raschietto”. La Lasca è una specie sensibile alle alterazioni dei corsi d’acqua e soprattutto agli sbarramenti che interrompono la continuità dei fiumi e dei torrenti; di fatto questa specie compie vere e proprie migrazioni per raggiungere i luoghi adatti alla deposizione tipicamente rappresentati dai tratti con acqua bassa e corrente veloce; laddove gli spostamenti non sono fattibili, per esempio a causa della presenza di dighe e briglie, le popolazioni di questo pesce subiscono un lento, anche se inarrestabile, declino.
Purtroppo lungo il corso del fiume e in buona parte dei laghetti e dei bacini esaminati si rinvengono anche abbondanti popolazioni di pesci esotici immessi, a più riprese, sia in modo accidentale, sia deliberatamente da qualche inconsapevole pescatore: pesci gatto, carassi, Persico trota, Persico sole, Pseudorasbora, Rodeo sono solo alcune tra le specie aliene presenti localmente. Come si accennerà in seguito, a proposito del caso emblematico delle testuggini, questi pesci “stranieri” entrano in competizione con le popolazioni indigene che subiscono in breve tempo un certo depauperamento, tanto che, in certi bacini l’ittiofauna presente risulta composta esclusivamente da specie estranee nord americane o asiatiche !

I Rettili (le specie significative presenti)
La Testuggine palustre europea (Emys orbicularis) è una specie di recente scoperta nell’area di Magliano; con sorpresa è stata di fatto rinvenuta solamente nel 2002 grazie a specifiche indagini condotte da un gruppo di ricercatori coordinati dalla direzione della Riserva Naturale Bosco di Scardavilla. Tipico rettile legato alle paludi e ai canali di pianura deve la sua generalizzata rarefazione alla scomparsa progressiva degli habitat umidi; per questo motivo la testuggine palustre è stata recentemente inserita tra le specie europee meritevoli di salvaguardia.
Sicuramente la presenza delle affini testuggini acquatiche americane (distinguibili per la presenza di tipiche ed estese macchie rosse, gialle o arancioni sulle guance e sul capo) non giova al mantenimento di una sana e vitale popolazione dell’Emide europeo.
L’interesse scientifico suscitato dalla presenza di questa testuggine nostrana ha indotto alcuni locali ricercatori a intraprendere uno studio pluriannuale al fine di valutare la consistenza della sua popolazione, la riuscita della riproduzione e l’interferenza delle specie esotiche sulla sua sopravvivenza.