10) Calanchi e boschi nella Valle del Rio Paladino

Calanchi e boschi nella Valle del Rio Paladino

La vallecola del Fosso del Paladino, affluente di destra del torrente Voltre a sua volta tributario del Bidente presso Meldola, si presenta come un “mosaico ambientale inconsueto”.
Nonostante l’antropizzazione subita allorquando l’area fu interessata dall’attività estrattiva legata alla presenza dello Zolfo, di cui rimangono come testimonianza varie strutture come gli edifici-dormitorio dei minatori, l’ingresso a volta di mattoni dei tunnel, gli sfiatatoi, i blocchi di ancoraggio delle teleferiche, l’ambiente conserva oggi elementi naturali di grande pregio.
I reciprochi versanti della piccola valle hanno origini geologiche conseguenti, ma aspetti macroscopici differenti, tanto che il paesaggio risultante è assai articolato: in sponda destra le argille plioceniche hanno indotto forme dolci, dominate da formazioni erbacee xerofile, cioè dei luoghi caldi e asciutti e sono state utilizzate già in tempi remoti come pascoli o coltivi, viceversa in sponda sinistra le rupi arenacee strapiombano vertiginosamente e alla loro sommità, grazie alla presenza di terreno sciolto e sabbioso persistono boschetti mesofili, dai freschi tappeti erbacei dominati da una flora calcifuga e rara in Romagna.
In questo ambiente sono ancora diffusi vari rapaci tra cui citiamo l’Albanella minore (Circus pygargus)e il Gheppio (Falcus tinnunculus). Questi due uccelli pur dimostrando esigenze riproduttive diversificate possono trovare in loco siti a loro consoni. Infatti, mentre la prima specie ricerca nella vegetazione calanchiva il luogo ideale di caccia e di cova (realizza il suo caratteristico nido proprio a terra, celato tra le alte erbe), la seconda predilige irte pareti rocciose (a volte però si rinviene anche nelle cavità dei muri dei vecchi edifici) che qui non mancano di certo.
Probabilmente le stesse falesie vengono frequentate, come posatoi, anche da vari rapaci notturni, dato l’enorme mole di escrementi che letteralmente tappezzano le pareti di arenaria (Mollasse) a est della località Miniera Paladino; la presenza quindi di questi affioramenti accresce ulteriormente la valenza del territorio. A tal proposito è significativa citare la ricorrente osservazione in zona, durante il passo autunnale, di ricche e chiassose colonie di Gruccioni (Merops apiaster) che prediligono, per la nidificazione pareti sabbiose, non certamente rare in questo territorio; non si esclude quindi l’eventuale sedentarietà di questo uccello, per altro accertata in provincia solo in poche zone, comunque localizzate nella medesima fascia altimetrica e in habitat assimilabili a quello indagato.
Inaspettatamente, al margine dei calanchi, laddove affiora la brunastra e talvolta imponente arenaria miocenica (che si frappone e si mescola alle rocce gessose e solfifere pressoché coeve, ma generalmente sotterranee e quindi non visibili) la reazione del suolo è chimicamente diversa rispetto a quella delle vicine argille (acida e non basica) tanto da consentire, a seconda delle esposizioni l’insediamento di piante specializzate e acidofile, poco diffuse come il Cisto rosso (Cistus incanus) e l’Erica arborea, contrapposte, nelle zone fresche, al Dente di cane (Erythronium dens-canis) e ad altre specie nemorali tra cui il bel Giglio rosso (Lilium bulbiferum) e le orchidee del genere Epipactis sp.p..
Gli ex coltivi e i pascoli abbandonati sono ricchi di orchidee spontanee (Orchis tridentata, Orchis purpurea, Orchis morio, Orchis fragrans, Anacamptis pyramidalis, Gymnadenia conopsea, Himantoglossum adriaticum) e non rari sono gli esemplari arborei di notevoli dimensioni come la Roverella (Quercus pubescens) in sponda destra verso il fondovalle del Paladino, dalla circonferenza, a petto d’uomo, di circa 6 metri.